Marchio come strumento di pianificazione fiscale: come farlo lavorare per te

Marchio come strumento di pianificazione fiscale: come farlo lavorare per te

Il marchio è un asset fiscale: scopri come usare cessione, licenza e rivalutazione per ridurre il carico fiscale della tua impresa.

Hai costruito un brand? Magari ci hai messo anni, sacrifici, denaro, eppure nella stragrande maggioranza dei casi quel marchio non è registrato, non è valorizzato correttamente in bilancio, e soprattutto non sta lavorando per te dal punto di vista fiscale.

Parliamo di un’opportunità concreta che molti imprenditori e professionisti ignorano semplicemente perché nessuno gliel’ha mai spiegata in modo chiaro.

Il marchio è un asset, non solo un logo

Partiamo dalla base. Il marchio, che sia il nome della tua azienda, il tuo brand personale, un prodotto, ha un valore economico reale. Non è solo estetica o identità. È un intangibile che può essere ceduto, concesso in licenza, conferito in una società. E ogni operazione su di esso genera conseguenze fiscali, alcune delle quali molto favorevoli.

Il problema è che nella pratica quotidiana questo asset viene trattato come un costo (la fattura del grafico, le spese di registrazione) e mai come un capitale da far lavorare.

Registrare il marchio: il punto di partenza

Prima di qualsiasi pianificazione, il marchio deve essere registrato. Sembra ovvio, ma non lo è: molte imprese operano con marchi de facto riconoscibili sul mercato, ma privi di tutela giuridica formale.

La registrazione all’UIBM (Ufficio Italiano Brevetti e Marchi) o a livello europeo tramite EUIPO è il primo passo. Costa relativamente poco, protegge per 10 anni rinnovabili, e soprattutto consente di attribuire al marchio un valore ufficiale riconosciuto anche dal Fisco.

Senza registrazione, qualsiasi operazione successiva sarà soggetta a contestazione.

Cessione e concessione in licenza del marchio

Questa è probabilmente la leva più potente per la pianificazione fiscale in un gruppo di imprese o in una struttura familiare.

Lo schema di base funziona così: il marchio viene ceduto o conferito a una società holding o a una società dedicata alla gestione dell’IP. Questa società lo concede in licenza alle società operative in cambio di royalty. Le royalty sono un costo deducibile per la società operativa.

Il risultato è uno spostamento di reddito verso una struttura fiscalmente più efficiente, con piena legittimità se fatto con valutazioni corrette e supportato da documentazione transfer pricing adeguata.

Attenzione però: il Fisco italiano guarda con attenzione a questi schemi. Il valore del marchio deve essere determinato con criteri seri e metodi riconosciuti a livello internazionale. 

Il conferimento del marchio

Un’alternativa alla cessione è il conferimento del marchio in una newco o in una holding. 

Questo consente di costruire una struttura dove l’IP è separato dall’operatività.

Per i professionisti che operano in forma individuale o associata, schemi simili possono essere realizzati al momento della trasformazione in società, un momento spesso sottovalutato ma ricco di possibilità.

Rivalutazione del marchio

Le leggi di rivalutazione dei beni d’impresa, che periodicamente il legislatore ripropone, spesso includono anche i beni immateriali, marchi compresi. La rivalutazione consente di iscrivere il marchio a un valore superiore a quello contabile, pagando un’imposta sostitutiva agevolata.

Il vantaggio? Ammortamenti più alti negli anni successivi, e un valore riconosciuto fiscalmente in caso di futura cessione. Se si prevede di cedere il marchio nei prossimi anni, una rivalutazione ben calibrata può ridurre la plusvalenza tassabile.

Cosa fare in concreto

Non esiste una ricetta universale. La scelta tra cessione, licenza, conferimento o rivalutazione dipende dalla struttura societaria, dalla dimensione del business, dagli obiettivi di medio termine e dalla titolarità attuale del marchio.

Quello che però vale quasi sempre è questo: se hai un marchio che funziona sul mercato e non hai mai fatto una valutazione seria del suo valore, stai lasciando soldi sul tavolo.

Il primo passo è una perizia di stima del marchio redatta da un professionista qualificato e rientra nei nostri servizi. Da lì si apre la discussione su cosa fare e come farlo.

Se vuoi capire se e come queste leve si applicano alla tua situazione, contattaci con il pulsante in basso.

Domande frequenti

Il marchio deve essere registrato per poter essere valorizzato fiscalmente?
Sì. Senza registrazione è praticamente impossibile attribuire al marchio un valore riconosciuto dal Fisco e qualsiasi operazione successiva, cessione, licenza, conferimento diventano operazioni non sostenibili. La registrazione è il presupposto di tutto.
Chi determina il valore del marchio?
Un professionista specializzato in valutazione d’azienda o di intangibili, che utilizza metodi riconosciuti a livello internazionale: royalty relief, discounted cash flow, comparables di mercato. Non è un’operazione fai-da-te e una perizia fatta male espone a contestazioni serie da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Posso usare queste leve anche se ho una piccola impresa o sono un professionista?
Dipende dalla situazione, ma spesso sì. Anche una PMI con un brand riconoscibile nel proprio settore o un professionista con un brand personale costruito negli anni può beneficiare di operazioni di valorizzazione del marchio, soprattutto in fase di ristrutturazione societaria o passaggio generazionale.
Il Fisco non contesta queste operazioni?
Le contesta quando sono fatte male: valutazioni gonfiate, mancanza di sostanza economica, documentazione assente o inadeguata. Fatte correttamente, con perizie serie e operazioni coerenti con la struttura del gruppo, reggono ai controlli. La differenza la fa la qualità del lavoro a monte.
Da dove si comincia?
Dal capire se il marchio ha un valore reale sul mercato e come è attualmente strutturata la proprietà. Un’analisi preliminare della situazione societaria, fiscale e del brand, permette di capire quali strumenti hanno senso e quali no. Non ha senso partire dalla soluzione prima di aver capito il problema.
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Gian Andrea Turnaturi

Autore

Gian Andrea Turnaturi

Strategic Tax Advisor: affianco imprenditori e professionisti nell’ottimizzazione fiscale, nella tutela del patrimonio e nella valutazione degli asset immateriali.